La Casagit, che già ha previsto tre nuovi profili assicurativi a basso costo, può fare ancora di più per consolidarsi come un presidio importante per il welfare dei giornalisti precari e sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli. Ad esempio, assicurando in maniera agevolata l’assistenza sanitaria integrativa ai collaboratori non garantiti da un contratto subordinato quando, non per loro volontà, si ritrovano all’improvviso tagliati fuori dal mondo del lavoro. Gli strumenti ci sarebbero: gli stessi giustamente messi in campo dalla Cassa di assistenza sanitaria integrativa dei giornalisti italiani per i lavoratori dipendenti che diventano disoccupati.

È questo uno dei passaggi importanti di un’interessante e articolata riflessione compiuta da Gabriele Cescutti, già consigliere d’amministrazione della Casagit e con un passato da Presidente dell’Inpgi, veste nella quale ha contribuito a far nascere nel 1996 la Gestione separata (“Inpgi 2”), altro strumento del welfare di precari, sfruttati e non garantiti. Il suo pensiero, Cescutti lo ha espresso in un intervento fatto alla recente Assemblea dei delegati della Casagit, svoltasi a Roma lo scorso 2 luglio, in occasione del rinnovo delle cariche dopo le elezioni avvenute all’inizio di giugno.

Ritengo importante che lo spunto di riflessione offerto da Cescutti all’analisi della categoria abbia un’adeguata diffusione tra tutti noi giornalisti e non rimanga nel pur qualificato, ma ristretto, ambito dell’organo istituzionale nel quale è stato espresso. Una riflessione collettiva, e un conseguente ampio dibattito, penso siano ancor più necessari in questi giorni in cui tutti ci prepariamo a portare contributi agli Stati generali dell’informazione precaria, convocati dalla Federazione nazionale della stampa italiana a Roma per giovedì 11 (inizio alle ore 10.30) e venerdì 12 luglio prossimi.

Per questo riporto qui di seguito, con il consenso del diretto interessato, la trascrizione integrale dell’intervento di Gabriele Cescutti all’Assemblea dei delegati della Casagit. Penso che la competenza e la passione delle sue parole possano aprire una strada nuova e importante per un dibattito ampio e sicuramente interessante. Sarà utile per compiere un altro sostanziale passo verso la costruzione di un welfare ampio e inclusivo dell’intera categoria dei giornalisti, che non lasci indietro, come troppo spesso successo nel passato remoto e in parte anche nel recente, la parte più debole e indifesa dei lavoratori dell’informazione.

Massimo Marciano

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Gabriele CescuttiGabriele Cescutti: «Due mesi fa, nella recente Assemblea generale Casagit del 7 maggio proposi di affrontare anche un argomento purtroppo attuale: il preoccupante estendersi della crisi occupazionale nel nostro settore, cui la Casagit ha però opposto un ottimo piano di assistenza sanitaria gratuita in favore dei giornalisti i quali, godendo di un contratto di lavoro sottoscritto dalla Fnsi, siano rimasti senza lavoro. E lamentavo che nessuna simile iniziativa fosse stata invece assunta, o prevista, per soccorrere anche i giornalisti precari, gli sfruttati, i cosiddetti “donatori di sangue”, a loro volta vittime della disoccupazione.

In quell’occasione ascoltai alcune critiche alle mie preoccupazioni. Critiche che tuttavia, pur avendole nel frattempo nuovamente analizzate, non mi sono sembrate convincenti e condivisibili. Mi permetto quindi in questa importante Assemblea generale di fine quadriennio di tornare sull’argomento, cercando di motivare in modo più stringente la mia preoccupazione.

E’ fuor di dubbio che la Casagit sia un forte elemento di garanzia e sicurezza per quei nostri colleghi che – assunti con contratto Fnsi – restino senza lavoro. Garanzia e sicurezza perché due anni di assistenza gratuita per il collega (o la collega) titolare e per i suoi familiari sono previsti in favore dei giornalisti in disoccupazione i quali abbiano i seguenti requisiti:

1) innanzitutto abbiano goduto di un rapporto di lavoro subordinato per almeno sette mesi. Sette mesi che però potranno essere anche meno se il giornalista, prima della disoccupazione, avrà fruito di un periodo di cassaintegrazione (ad esempio 4 mesi lavorati e 3 di cigs).

2) E’ poi previsto che il collega in disoccupazione, durante il periodo di assistenza Casagit gratuita, possa impegnarsi in rapporti di lavoro non subordinato, a patto che il suo reddito mensile complessivo (compresa l’indennità Inpgi di disoccupazione) non superi la retribuzione tabellare contrattuale del redattore ordinario con più di 30 mesi di anzianità professionale, pari a 2.061 euro mensili.

3) E infine, a tutela della Casagit, è previsto che se il giornalista abbia ricevuto dall’editore somme incentivanti l’esodo, l’interessato si veda diminuire in proporzione il numero delle mensilità di assistenza gratuita.

Dunque un complesso di norme assistenziali che, contemporaneamente prevedendo anche garanzie a tutela della nostra Cassa, ratificano un consistente aiuto ai colleghi con contratto di lavoro subordinato Fnsi rimasti senza lavoro: una costruzione solidale di cui andare orgogliosi.

Ma che pensiamo di fare per attuare misure di sostegno qualora la disoccupazione colpisca un giornalista precario, uno di quei colleghi che non hanno avuto l’occasione o la fortuna di ottenere, prima della disoccupazione, un contratto di lavoro sottoscritto dalla Fnsi, della durata di almeno 7 mesi? E’ ben noto che si tratta di giovani (e anche non più tanto giovani) che lavoravano a fianco dei garantiti, fornendo alle aziende importanti apporti professionali; che sono vissuti e vivono di promesse, sperando nel futuro.

Anche questi giornalisti meritano il nostro sostegno e l’aiuto della nostra Casagit. Anch’essi hanno diritto ad una risposta solidale alla seguente domanda che non possiamo ignorare: “Ma questi giornalisti, questi colleghi oggi esclusi, ai quali è stato a loro volta sottratto il lavoro assieme alla speranza nel futuro, non sono gli stessi che hanno operato al nostro fianco, assieme a noi garantiti? Noi, che oggi, colpiti a nostra volta dalla disoccupazione, possiamo godere di un paracadute che la solidarietà collettiva ha reso realizzabile?”

Sarebbe forse sufficiente, per iniziare una valutazione di sostenibilità economica, valutare l’onere di un accesso a costo ridotto ai nuovi “profili” Casagit. Partendo dal basso, dal profilo 4 (il più accessibile ma anche il meno completo quanto all’offerta di prestazioni sanitarie) e ipotizzando uno sconto del 50 per cento del costo, si avrebbero le seguenti facilitazioni per una famiglia tipo (genitori fra 21 e 30 anni, con 1 figlio tra 0 e 10 anni): profilo 4, costo di 35,50 euro al mese; profilo 3, costo di 60,50 euro al mese; profilo 2, costo di 112,50 euro mensili. Si tratta di ipotesi, indispensabili comunque per dare concretezza alla indispensabile valutazione attuariale di sostenibilità per la Cassa.

Per approfondire questo rilevante argomento (la sostenibilità) può soccorrerci l’esempio che ci viene dall’antica civiltà contadina. Quando sul tavolo, all’ora di cena, c’era soltanto una grande, fumante polenta, che sorreggeva un’aringa affumicata. La parte più consistente del cibo veniva riservata alle donne ed agli uomini impegnati nei lavori più duri. Ma nessuno degli altri, i più deboli, veniva dimenticato.

Rispondo, per concludere, alla seguente, ovvia domanda: “La certezza della disoccupazione di un collega “garantito” ci è data dall’Inpgi. Chi ci darebbe una attendibile certificazione per i giornalisti precari, e al riguardo della natura dell’incarico professionale perduto?”

Sono certo che la risposta possa essere fornita dal nostro Sindacato, dal quale del resto la Casagit ha avuto origine quasi 40 anni fa e che l’ha resa forte economicamente inserendo nel contratto nazionale l’obbligo dell’iscrizione per tutti i giornalisti con contratto di lavoro Fnsi.

La Federazione della stampa ha una struttura diffusa in tutto il Paese: a livello nazionale, regionale (le Associazioni di stampa) e in ogni azienda editoriale (i Comitati di Redazione). La certificazione che quel tal collega, collaboratore precario, ha perduto il lavoro potrebbe arrivare con attendibile certezza attraverso questi canali sindacali, nei quali anche l’Ordine potrebbe dare un importante aiuto.

Mi auguro dunque che sull’esigenza che ho cercato di illustrare la nuova dirigenza della Casagit avvii un’analisi ed uno studio non necessariamente aperti soltanto alle proposte che ho esposto. E che alla prudenza e al necessario rigore unisca anche la solida determinazione di aiutare coloro che già fanno parte del nostro mondo, senza però essere finora riusciti a goderne».

Casagit: Cescutti, «Si può fare molto di più per tutelare precari, sfruttati e non garantiti»

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