Il quesito di I. C.:

Buongiorno,

prima di tutto le faccio i complimenti per quello che fa.

Le scrivo nella speranza che mi possa chiarire le idee sulla mia situazione. Collaboro da marzo del 2009 con una redazione che pubblica diverse testate online. Lavoro da casa ma garantisco tutti i giorni la fornitura di 6 articoli per i siti. La mia collaborazione non è regolata da nessun contratto né accordo scritto, e in questo periodo è sempre stata pagata (con mesi e mesi di ritardo, in realtà) con note debito di cessione di diritto d’autore prima e di “cessione di utilizzazione economica degli articoli” poi. Hanno fatto sempre in modo di non farmi raggiungere i 5.000 euro annui, facendo figurare il mio lavoro come collaborazione occasionale. Mi è sempre stato promesso un contratto, in vista del quale ho sopportato i ritardi nei pagamenti e mille altri problemi, che non è mai arrivato.

All’inizio di quest’anno l’amministrazione mi ha mandato una mail che recitava: “Per il 2011 abbiamo deciso di pagare i tuoi articoli 4,50 a pezzo. Dicci se vuoi continuare oppure se la collaborazione finisce qui”. Io ho accettato (ho bisogno di lavorare e poi volevo arrivare ai 2 anni per ottenere il tesserino da pubblicista). Ma quest’anno i 5.000 euro si avvicinano (perchè i compensi degli ultimi mesi del 2010 mi saranno pagati nel 2011), e parlandone con loro mi hanno detto che quando li raggiungerò, o apro la partita IVA oppure la cosa finisce qui.

Ora io mi chiedo: non c’è un modo di essere tutelati? Per fortuna ho anche una collaborazione coordinata e continuativa con un altro giornale, ma non mi va di andarmene senza dire nulla.

Ho lavorato tutti i giorni per due anni, senza alcun diritto, sottopagata, compensata magari con sei mesi di ritardo, e loro possono, da un giorno all’altro, mandarmi via senza che io possa fare niente, se non accetto di aprire la partita Iva? Sto facendo le pratiche per il tesserino da pubblicista, poi potrà cambiare qualcosa?

Come vede ho le idee abbastanza confuse, non conoscendo le normative in questo settore. So solo che non chiedo certo uno stipendio altissimo, ma vorrei vedermi riconosciuti dei diritti (in questo momento non ricevo alcun compenso dall’ottobre del 2010, nonostante le mie insistenze per essere pagata). Le sarei grata se potesse darmi qualche indicazione.

Grazie in anticipo e complimenti ancora!

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La risposta di Massimo Marciano:

Cara I.,

le tua storia è emblematica di una situazione purtroppo molto diffusa e che non riguarda solo coloro che aspirano ad iscriversi all’Ordine del giornalisti, ma anche parecchi pubblicisti e non usclude neanche gli stessi professionisti che lavorano come freelance o sono lavoratori precari.

La violazione delle più elementari regole del lavoro è una situazione diffusissima, non solo nella professione giornalistica, dove ormai da tempo è divenuta cosa ordinaria, ma più in generale nel mondo del lavoro nel nostro Paese. Il proliferare di formule di collaborazione e l’affievolimento dei diritti dei lavoratori sono parte di un dibattito che da anni si sta facendo ancora più aspro, visto l’aggravarsi della crisi economica.

Per quanto riguarda le vicende dei giornalisti che lavorano nelle tue condizioni, puoi trovare alcuni spunti di riflessione su quali strategie sta mettendo in campo il nostro sindacato unitario vedendo questo servizio video sull’assemblea nazionale dei freelance, alla quale abbiamo partecipato noi rappresentanti delle varie associazioni regionali di stampa, che si è svolta tempo fa alla Federazione nazionale della stampa italiana.

Venendo alla tua situazione specifica, il tuo datore di lavoro sta tentando di utilizzare tutti gli strumenti possibili (collaborazione occasionale, diritto d’autore, partita Iva) per evitare la forma più indicata per regolare il vostro rapporto di lavoro: la collaborazione coordinata e continuativa. E’ chiaro quindi il suo intento di aggirare la normativa in materia di lavoro che, seppur spesso contraddittoria, è chiara nell’indicare gli elementi costituenti la coordinazione e la continuità. Il punto dolente è che tu, per far valere i tuoi diritti, rischi la fine della collaborazione.

Mi pare di capire, però, che tu abbia anche altre opportunità per completare il tuo iter e raggiungere l’obiettivo di diventare pubblicista. E d’altronde, se non apri la partita Iva (cosa che al momento non mi pare conveniente per te) la collaborazione si potrebbe interrompere lo stesso. Insomma, la strada mi pare in ogni caso segnata.

Pertanto, ti consiglierei di tentare, come prima cosa, un nuovo approccio bonario con il tuo datore di lavoro, facendo leva sul fatto che se apprezza il tuo lavoro, farti un co.co.co. non gli costa tanto né in termini economici né dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro, oltre a mettersi in regola relativamente alla tua situazione.

Qualora la situazione non dovesse evolversi nel senso da te auspicato, potresti rivolgerti all’associazione regionale di stampa della tua regione di residenza per chiedere aiuto. Non puoi iscriverti all’associazione, perché non sei ancora giornalista, ma nel sindacato c’è una sensibilità notevole nel cercare di governare anche situazioni come la tua, perché rappresentano comunque un elemento distorsivo del mercato di lavoro giornalistico. Inoltre, potrebbe anche essere coinvolto nella vicenda l’Ordine regionale dei giornalisti: diversi Ordini regionali, infatti, hanno iniziato ad aprire istruttorie per provvedimenti disciplinari nei confronti dei direttori responsabili delle testate che violano le regole del lavoro, in virtù della violazione anche degli obblighi di solidarietà di categoria contenuti nella legge professionale. Obblighi che vanno rispettati anche verso chi, come te, sta seguendo nei termini di legge il percorso per diventare giornalista.

Lavoro: quesiti – La tutela dei diritti dell’aspirante pubblicista

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